KIMI, SEMPLICEMENTE
“Mamma, un giorno diventerò campione del mondo”, è la promessa, non troppo originale, di un bambino, ma quel bambino si chiama Kimi Matthias Raikkonen e quella promessa l’ha mantenuta davvero, dopo una lunga avventura cominciata nella fredda Finlandia e approdata nella calda Italia.
Tutto è iniziato con una minicross, numero sei, regalata da papà Matti al figlio maggiore Rami ma usata quasi esclusivamente dal piccolo Kimi che, a soli 3 anni e mezzo, non voleva proprio saperne di scendere. “Cadeva sempre, andava troppo forte", racconta papà, dipendente dell’Anas finlandese, che per evitare la periodica distruzione del giardino di casa decise con mamma Paula, impiegata ai servizi sociali, di comprare una mini auto e di portare Kimi sulla pista di Vihti, periferia di Helsinki. "Quando Kimi si sedette per la prima volta sul sedile fu molto difficile tirarlo via. Mancava poco che usassi una gru, tanta era la passione". Con lo scopo di scongiurare liti fra Rami e Kimi, Matti comprò due Lada, macchine russe stravecchie, modelli 1200 e 1600, una rossa e l’altra verde. Poi le Lada furono vendute e fu acquistato un go-kart. I due ragazzi si trasferirono a qualche chilometro nella leggendaria pista di Bembole, dove hanno iniziato la loro carriera Keke Rosberg, JJ Lehto, Mika Salo e Mika Hakkinen. A Bembole i dilettanti potevano correre tre giorni a settimana, tempo che i fratelli Raikkonen utilizzavano integralmente. La casa della famiglia Raikkonen avrebbe avuto bisogno di lavori di ristrutturazione, ma a causa delle macchine dei ragazzi ci si dovette accontentare di tenere ancora il bagno fuori, su suggerimento di nonna Sirca che non voleva vedere i suoi nipoti rinunciare alla velocità, mentre per mantenere il loro hobby, papà Matti doveva fare altri tre lavori. Intanto a scuola Kimi non brillava, anzi. In prima media fu bocciato, però eccelleva in ginnastica e nelle attività manuali e consumava due zaini all’anno perché ricorda papà Matti "Correva anche quando andava a scuola e li usava come slittino, sul ghiaccio". Poi scelse una scuola professionale per meccanici d’auto, naturalmente. "Kimi ha sempre avuto passione per lavori manuali che comportavano l’uso del legno o dei metalli — rivela papà —. Non fosse un pilota professionista, oggi lavorerebbe nei motori. Ma non credo sarebbe diventato ingegnere meccanico. Mia moglie e io abbiamo cercato sempre di favorire le sue tendenze e mio figlio ha un gran talento per la guida". Tra sacrifici e innumerevoli sforzi, dunque, Kimi fu nella Karting Mini Raket, la sua prima categoria di gara. Era il 1989. Papà Matti capì che da solo non sarebbe mai riuscito a regalargli una stagione internazionale e bussò alla porta di Lasse Jaatinen, già campione nazionale di kart, il quale svela, orgoglioso: "Era il 1990, si presentarono papà e mamma Raikkonen, che conosco da una vita qui a Espoo, dopo il consiglio di famiglia avevano deciso che uno solo dei fratelli poteva sperare di diventare pilota. Rami fece un passo indietro, ma era comunque chiaro a tutti che spettava a Kimi. Come però trovare i soldi, 20-30mila euro di oggi, per sostenere le spese di una stagione internazionale? Li aiutai preparando un kart da gara a costi... pro forma". E Kimi rispose subito in modo straordinario: "Nel ’92 lottava già al top. Era bravissimo a finire sempre la gara: intuiva gli incidenti e gli errori degli altri. Non sbagliava mai e trovava sempre la soluzione ai problemi tecnici. Proprio come ora in F.1. Non potevo immaginare che sarebbe diventato così forte, ma aveva una qualità che garantiva per il successo: non l’ho mai visto avere reazioni negative. Tipo il casco scagliato via per stizza, un urlaccio o peggio. Eppure tutt’attorno a lui succedeva e succede spesso. Bravo, s’è meritato di vivere questa favola, visto da dove è partito...".
Nel 1991 arrivò secondo nella Classe generale della Coppa Mini Raket, mentre primo si classificò Toni Vilander. Dopo questa gara Raikkonen spiccò direttamente il salto in Formula A 100 cc., vincendo al suo debutto. “Nelle classi minori Kimi non era tra i primi, perché non c’erano soldi per i nuovi telai. Ci limitavamo solo a girare. A mio parere – sottolinea Matti - un giovane pilota di talento progredisce meglio, quando non ha subito le macchine migliori. A quei tempi per noi il quinto posto era già un successo”. In quei tempi Toni Vilander fu un acceso rivale di Raikkonen, ma rapidamente i due impararono ad apprezzarsi diventando amici e suggellando una promessa: qualora uno dei due fosse riuscito ad arrivare in Formula 1, l’altro l’avrebbe seguito per spronarlo. Hanno tenuto fede alla loro promessa, realizzando un sogno.
Nel ’95 la carriera di Kimi Raikkonen si sarebbe interrotta per mancanza di fondi, invece intervenne Jussi Rapala, marito della zia materna Valpuri - l’erede di quel Rapala noto a tutti i pescatori per via delle esche - che ha impiegato 100mila euro dell’epoca, in due anni. "Lo feci col cuore, perché potevo e credevo nelle sue possibilità". "Senza mio cognato, Kimi non avrebbe mai corso e la Formula 1 sarebbe rimasta un sogno", dice Matti". Il ’96 fu l’ultima stagione che Kimi affrontò con i soldi dello zio. Impressionato dalla sua velocità, l’olandese Peter De Bruijn lo ingaggiò nella sua scuderia di kart e Kimi cominciò a correre in Europa, seguito da un meccanico, Kalle Jokinen: "Il 1997 fu splendido. Kimi corse 10 o 12 gare e finì sempre sul podio, spesso da vincitore".
Un anno dopo, prima di una gara in Norvegia squillò il cellulare, era Harald Huisman che, per conto del manager inglese David Robertson, lo invitava a Oslo per un test. Su una pista coperta della capitale, Kalle parlò con Huisman mentre Kimi, le mani in tasca, sembrava tutto meno che un pilota. "Chiedigli se vuole che faccia il record", disse Kimi al suo meccanico. Il record resiste ancora.
Nel 1999 fece quattro corse per la Haywood Racing, finendo terzo nella prima gara, mentre fu costretto al ritiro nelle tre successive per problemi tecnici. Gareggiò anche nella Formula Ford Euro Cup, dove giunse quinto, ma sfortunatamente l'ultima sua partecipazione al Formula Ford Festival lo vide costretto al ritiro. Dopo aver firmato per la Manor Motor Sport vinse quattro gare su quattro, assicurandosi così le serie invernali della Formula Renault.
L’anno dopo, nel campionato inglese di Formula Renault, Kimi sempre con la Manor conquistò il titolo con facilità grazie a sette vittorie su 10 gare, arrivò comunque sul podio in ogni gara ed ottenne sette pole e sei giri veloci. Nello stesso anno, gareggiò anche nella Formula Renault dove ottenne 2 vittorie, 2 poles e 2 giri veloci. Su 23 gare alle quali aveva partecipato fino a quel momento, Kimi aveva avuto successo in oltre il 50%, ottenendo 13 vittorie, fatto che attirò l'attenzione di Peter Sauber e gli fece vincere un test con la sua monoposto di F.1. "Nei tre giorni, non fece nessun errore. Sembrava avesse guidato tutta la vita una Formula 1", ricorda Jackye Eecklaert, oggi alla Honda. Peter Sauber gli fece firmare subito un contratto pluriennale. Subito dopo, Kalle ricevette un sms da Kimi: "Si parte!”. Durante un test al Mugello, il finlandese si procurò immediatamente l’interesse di Michael Schumacher che lo seguì per qualche giro cercando di valutarne il talento, quando scese dalla sua Ferrari, il tedesco andò da Jean Todt e gli disse di tenere d’occhio quel ragazzino “molto impressionante”.
Nel 2001 divenne pilota titolare della Sauber, debuttando in Formula 1 nel Gran Premio di Australia, con una superlicenza provvisoria valida per le prime sei gare, sponsorizzata da Schumacher nella diffidenza degli altri piloti, giunse al 6° posto guadagnando il primo punto mondiale. Pare che Kimi si sia addormentato in macchina pochi minuti prima della partenza, dimostrando di non patire per nulla la tensione del debutto e meritando l’appellativo di Iceman che Ron Dennis, il team principal della McLaren gli diede qualche anno dopo. Dopo la corsa la federazione sportiva non aveva più dubbi sul valore del pilota e la superlicenza diventò definitiva. Alla fine della sua prima stagione Raikkonen racimolerà 9 punti complessivi, posizionandosi al 10° posto nella classifica finale e giungendo spesso davanti al suo più esperto compagno di squadra Nick Heidfeld. Nonostante lo scetticismo che regnò al momento del suo ingresso in F1, al termine di questa stagione fu scelto dalla McLaren- Mercedes per sostituire il duplice campione del mondo Mika Hakkinen. Al debutto con la monoposto anglo-tedesca colse il primo podio della carriera giungendo 3° nel Gran Premio di Australia ed ottenendo il giro più veloce. Nel Gran Premio di Francia sfiorò la prima vittoria, ma, a pochi giri dalla fine, scivolò su una macchia d'olio lasciata dalla Toyota di McNish e venne sorpassato da Schumacher, terminando la gara in seconda posizione. Sotto il diluvio a Silverstone è stato l'unico tra i piloti Michelin capace di reggere il ritmo dei piloti Ferrari con le più perfomanti Bridgestone, mentre in Belgio, sulla mitica pista di Spa-Francorchamps, compì un autentico capolavoro in qualifica: conquistò infatti la prima fila, dietro al solo Schumacher, pur trovando nel suo giro veloce lungo il rettilineo del Kemmel una coltre di fumo che impediva ogni visuale, dovuta alla rottura del propulsore di una monoposto. Il talento del finnico esplose prepotentemente in estate ma alla fine della stagione accumulò solo 24 punti che gli valsero il 6° posto finale.
Il 2003 è stato un anno emblematico: pur disponendo della vettura dell'anno precedente modificata, si ritrovò leader indiscusso all'interno del suo team e lottò fino all'ultima gara per il mondiale con un mezzo decisamente più lento. Dopo un terzo posto iniziale, in Malesia arrivò la prima vittoria in carriera. La stagione continuò ad altissimo livello e, grazie ai numerosi podi conquistati, Raikkonen riuscì a lottare per il titolo mondiale fino all'ultimo gran premio, contro il ferrarista Michael Schumacher e il pilota della Williams Juan Pablo Montoya. Alla fine si classificherà 2° con 91 punti complessivi, soltanto due in meno del campione tedesco.
Il 2004 prometteva di essere un grande anno per il finlandese ma è stato costellato da numerosi ritiri per guasti meccanici, ai quali si accompagnava anche la scarsa competitività della vettura palesemente sbagliata. A metà stagione il team fornì una vettura profondamente modificata e le cose iniziarono a migliorare. Nel Gran Premio del Belgio compì una delle sue più belle gare vincendo dopo aver compiuto splendidi sorpassi, anche ai danni di Michael Schumacher che, giungendo secondo al traguardo, si aggiudicò il settimo e ultimo mondiale.
Intanto in estate Kimi, nonostante la falsa nomea di amante della dolce vita, aveva sposato una bellissima modella finlandese, Jenni Dahlman, presenza affabile e discreta al suo fianco, con la quale andrà a vivere in una casa sul lago di Zurigo.
Dopo un inizio difficile, nel 2005 Raikkonen dimostrò di poter lottare per il mondiale e, nonostante un forte ritardo dalla vetta dopo le prime quattro gare, riaccorciò le distanze da Alonso con due vittorie consecutive in Spagna e a Monaco, ed altre quattro in Canada, Ungheria, Turchia e Belgio. In Giappone stupì tutti: partito 17°, Raikkonen guadagnò al via una decina di posizioni. Nella seconda parte di gara superò anche Alonso e Schumacher e all'ultimo giro effettuò il sorpasso della vittoria, ai danni di Fisichella. Sfortunatamente i problemi di affidabilità della Mercedes, che a fine stagione gli chiederà scusa per non avergli fornito un propulsore in grado di lottare per il titolo, oltre che un inizio difficile, vanificarono gli sforzi consegnando il titolo ad Alonso e alla Renault. In questa stagione su 19 gare ha comunque ottenuto ben 10 giri veloci in gara, record assoluto detenuto a pari merito con Michael Schumacher. Nel frattempo era iniziato il corteggiamento con la Ferrari, durato qualche mese fra incontri segreti negli hotel e le prime indiscrezioni dei giornali e terminato con la firma di un contratto triennale in occasione del week-end del Gran Premio del Canada.
Nel 2006 il finlandese sperava di poter lottare per il titolo mondiale, tuttavia è stata un'altra stagione difficile e Raikkonen non è riuscito a vincere nessun Gran Premio. Ha comunque surclassato il compagno di squadra Montoya e, quando il suo materiale glielo ha permesso, è stato veloce come sempre. A Monza è avvenuto il passaggio di consegne con Michael Schumacher: proprio sul podio, di fronte al cuore Rosso radunato per salutare e ringraziare il sette volte campione del mondo che annunciava il suo ritiro, il finlandese raccolse con coraggio l’eredità più pesante della storia della Formula 1.
Il primo abbraccio con i tifosi del Cavallino avvenne nella prima settimana di gennaio a Madonna di Campiglio dove Kimi tenne la sua prima conferenza stampa da pilota della Ferrari. Fu l’ultimo dei top-driver a scendere in pista e provò per la prima volta la 248F1, la monoposto del 2006, a Vallelunga, meravigliando subito i tecnici della Rossa per il suo stile di guida differente dagli altri piloti ma particolarmente efficace. La stagione iniziò con uno straordinario e sorprendente hat tricke
nel Gran Premio d’Australia, dominato con autorevolezza e chiuso davanti ai piloti del suo ex team. Nella gara successiva, però, Kimi è stato costretto a correre sulla difensiva per un problema al motore, iniziando così un ciclo di gran premi sfortunati che lo ha visto costretto al ritiro in Spagna, per un problema elettrico dopo nove giri, e a Monaco, dove stava per subire un tentativo di sabotaggio dall’ex meccanico Stepney, per un fatale errore in Q2. Mentre i piloti McLaren-Mercedes Alonso ed Hamilton e il compagno di squadra Massa accumulavano un cospicuo vantaggio in classifica, il finlandese doveva affrontare problemi di adattamento alle gomme e alla monoposto ma grazie all’atmosfera Ferrari e alla bravura dei tecnici, una volte chieste ed ottenute le modifiche necessarie ad adattare una monoposto diversa, a cominciare dal passo, da quella più in sintonia col suo stile di guida, è riuscito a rimediare ad una classifica difficile che lo vedeva distante ben 26 punti dal britannico della McLaren-Mercedes dopo il Gran Premio di Indianapolis, dove però arrivò, dai più non letto, il primo segnale della svolta: il giro veloce in gara. Nel frattempo la spy story più sconcertante della F1 iniziava a prendere forma grazie ad una coppia di ferraristi di Woking che avvertirono Maranello prima di fotocopiare 700 pagine di proprietà della Ferrari, finite nelle mani di un ingegner McLaren-Mercedes, Coughlan, tramite Stepney.
La FIA giocò un ruolo decisivo per il corso del campionato e, dopo una ridicola assoluzione, punì il team di Ron Dennis con una multa di 100 milioni di euro e la cancellazione dal mondiale marche mentre ai piloti clamorosamente non venne inflitta nessuna sanzione, per mantenere aperto un campionato già eccezionalmente falsato. Di tutta questa vicenda Raikkonen parlerà una sola volta dicendo “speriamo di poter rispondere in pista”. E così è stato. Con le vittorie in sette giorni a Magny Cours e a Silverstone e nonostante il ritiro per un problema idraulico del Nurburgring, Kimi divenne più costante riuscendo a ridurre lo svantaggio dai piloti di testa, grazie anche alla situazione paradossale fra i due della scuderia di Woking. A Monza, pista difficile per la F2007, dando prova di grande umiltà si assunse colpe non sue per un incidente, un cedimento della sospensione posteriore, che compromise fatalmente la gara. Sul suo circuito preferito, Spa, rispondendo in pista alle ingiuste critiche del week-end italiano, ottenne una splendida e netta vittoria facendo dell’università della F1 un suo feudo. Nella trasferta asiatica, Raikkonen diede prova di tutto il suo talento sotto la pioggia: al Fuji, dopo essere stato costretto dalla FIA a retrocedere nelle ultime posizioni per non aver messo le gomme da pioggia, rimontò fino al terzo posto e a Shangai raccolse dieci punti accorciando sensibilmente il divario da Hamilton, ritiratosi per la prima volta in seguito ad un clamoroso errore. All’ultima gara in Brasile, dopo 21 anni, tre piloti erano racchiusi in soli sette punti, ma le premesse per Kimi non erano eccezionali: molti temevano che la pista non si adattasse alla F2007. La Ferrari, invece, non deluse e fin dal venerdì si dimostrava competitiva, tanto da poter schierare entrambe le rosse in prima fila, se non fosse stato per una subdola ostruzione di Hamilton, protetto come sempre dai grandi capi della F1. Alla partenza, però, le Rosse e Alonso superavano l’inglese che, per cercare di recuperare sul suo compagno di box, usciva di pista e retrocedeva di altre quattro posizioni. Dopo pochi giri, mentre le due rosse erano saldamente al comando e lo spagnolo cercava inutilmente di non perdere terreno, Hamilton pasticciava col volante finendo 17°. Costretto, quindi, ad una disperata rimonta, l’inglese, non troppo bravo a gestire le situazioni cruciali a discapito dei suoi proclami pre-gara, risaliva fino alla settima posizione, mentre ad Alonso non restava che sperare in un errore di Massa o Raikkonen, che intanto al secondo pit-stop aveva sopravanzato il brasiliano.
Contro ogni pronostico, contro avversari scorretti in pista e non solo, nonostante le inevitabili difficoltà iniziali, nonostante i giudizi inopportuni, e troppe volte gratuiti, Kimi Raikkonen diventava campione del mondo per la prima volta tagliando il traguardo davanti a tutti, seguito dal compagno di squadra e dallo spagnolo della McLaren, mentre Hamilton, il vincitore designato e predestinato, arrancava dietro Rosberg, Kubica ed Heidfeld. Nessun urlo di gioia per Kimi via radio dopo la comunicazione del suo preziosissimo ingegnere di pista Chris Dyer, solo un grazie sentito alla squadra, nessun festeggiamento eccessivo appena arrivato in pit-lane, solo un abbraccio sincero con gli uomini della Rossa, nessun bacio alla telecamera in attesa di salire sul podio, solo un’espressione emozionata e gli occhi lucidi per la commozione, nessun salto da giullare sul podio, solo un sorriso in più ai suoi tifosi, nessuna inutile retorica nelle interviste, solo “I love Ferrari”, perché a volte bastano soltanto tre parole per fare un lungo discorso ricco di profondi significati e per ringraziare quella Scuderia e quei tifosi, sempre e comunque al suo fianco, che gli avevano permesso di mantenere fede a quella promessa.
La stagione più discussa della F1 non poteva finire senza un altro colpo di scena e così Ron Dennis, traumatizzato dalla vittoria del suo ex pilota al primo anno con la Rossa, contestava la temperatura della benzina delle BMW e della Williams, arrivate davanti al suo pupillo Hamilton. Dopo quasi cinque ore dalla conclusione della gara, la FIA, grazie ad un residuo di buon senso, confermava la classifica finale dando il via ai festeggiamenti degli uomini in rosso, rimasti nel paddock mentre il terzo finlandese campione del mondo attendeva notizie in albergo. Non paghi delle pessime figure collezionate durante la stagione, i vertici del team di Woking proponevano un inutile e ridicolo appello contro il risultato finale del Gran Premio. L’ultimo disperato tentativo di una squadra allo sbando è stato respinto dal Consiglio Mondiale che ha riconfermato Kimi Raikkonen vincitore del campionato 2007, in cui, grazie al migliore team del mondo, è riuscito a far valere a pieno tutto il suo cristallino talento dando prova di essere realmente Iceman in pista ma capace di dire, con sincerità disarmante, “Sono così facile da star quasi male” e di entrare a suo modo, discretamente e profondamente, nel cuore del team e dei tifosi, convinti più che mai di aver trovato l’unico degno erede di Kaiser Schumy.
Manuela Silvia Isabella